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E se fossimo un milione?

Oggi, 1° novembre, si celebra la Giornata contro la Pastafarianofobia.

Immaginiamo che fra vent’anni i pastafariani italiani siano un milione. Sempre una minoranza, ma abbastanza numerosa da essere visibile, con le proprie festività, i propri ministri di culto e qualche richiesta che potrebbe complicare la vita agli altri. Per esempio, il rispetto del Giorno Pigro del 16 di ogni mese, oppure il riconoscimento della nostra settimana di otto giorni.

Probabilmente comincerebbero le polemiche. Qualcuno protesterebbe contro i pasti pastafariani nelle mense scolastiche, qualcun altro denuncerebbe l’incompatibilità delle nostre tradizioni con quelle italiane. In televisione si discuterebbe dell’opportunità di consentire lo scolapasta nelle fotografie dei documenti.

Poi, magari, cominceremmo a leggere titoli come “Troppi pastafariani nelle nostre città” oppure “La pastafarianizzazione dell’Italia è già cominciata?”. Qualche politico prometterebbe di difendere le radici culturali italiane dall’invasione piratesca, mentre un esperto spiegherebbe che dietro l’apparente innocenza delle spaghettate si nasconde una strategia di espansione religiosa.

E se un giorno un uomo che si dichiara pastafariano commettesse un attentato? Quanto tempo passerebbe prima che qualcuno cominciasse a parlare di terrorismo pastafariano, che gli esperti televisivi si interrogassero sulla radicalizzazione dei giovani pirati e che ai nostri ministri di culto venisse chiesto di condannare pubblicamente l’accaduto, prendere le distanze e garantire che nelle nostre comunità non si nascondano altri estremisti?

Forse qualcuno proporrebbe controlli speciali per chi indossa uno scolapasta, qualcun altro chiederebbe di sorvegliare i nostri luoghi di riunione. E certamente non mancherebbe chi, pur dichiarando di rispettare la libertà religiosa, suggerirebbe che sarebbe meglio praticare la nostra fede in privato, senza ostentarla.

Naturalmente è soltanto un’ipotesi. Non sappiamo se accadrebbe davvero, ma provate a immaginare un milione di persone costrette a spiegare continuamente di non voler convertire nessuno, di non voler imporre la pasta al dente e soprattutto di non essere responsabili delle azioni di ogni altro pastafariano del pianeta.

E pensare che fino a qualche anno prima facevamo soltanto ridere.

Che cosa sarebbe cambiato, nel frattempo? Le nostre credenze, le nostre usanze, i nostri principi? Oppure soltanto il numero di scolapasta in circolazione?

Ricordiamolo la prossima volta che un titolo di giornale ci dice chi temere: prima di ridere di noi, chiediamoci chi, oggi, non ha il privilegio di essere ridicolo.

Buona Giornata contro la Pastafarianofobia.

RAmen.

Beverenda Madre Bacicia

Beverenda Madre Bacicia, pastafariana da abbastanza tempo da non ricordarsi più la sua vita precedente. Nell’ordine, mugugna molto, scrive abbastanza, fa foto brutte e cucina meno del dovuto. Si butta a capofitto in progetti impossibili con l’entusiasmo di un pensionato per il nuovo cantiere stradale. Approdata all’Osservatore Pastafariano, promette di fare poco ma confusamente. Di solito mantiene.

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