Treviso – Marcia a difesa del diritto di autodeterminare il proprio corpo

Il racconto di una legge regionale fatto del nostro Scardinale Capitan Pastelli pubblicato da
Global Project.

Per leggere l’articolo originale clicca qui.

Il Global Project scrive:

10 / 1 / 2017

Riceviamo e pubblichiamo un intervento da parte del “Frescovo della Chiesa Pastafariana di Padova”. A fronte della condanna da parte del Tribunale di Treviso per violenza privata e molestie a un gruppo di attivisti del CSO Django (allora ZTL Wake Up!) per aver disturbato la preghiera di un gruppo di persone aderenti al Movimento per La Vita fuori dall’ospedale di Treviso, la Chiesa Pastafariana di Treviso lancia una marcia a difesa del diritto di autodeterminare il proprio corpo, contro la condanna a chi contesta gruppi che vorrebbero vedere minate le libertà individuali e collettive. L’appuntamento è per domenica 15 gennaio alle ore 10.45 in Piazza Duomo a Treviso.

Ecco L’intervento del Frescovo di Padova:

Salve a tutte e tutti, sono Capitan Paselli, Frescovo della Santa città di Pastavium e Scardinale della Chiesa Pastafariana Italiana.

É la prima volta che la nostra amata Chiesa entra in questo portale di informazione [Global Project, ndr], speriamo di fare cosa gradita e che nasca un sodalizio proficuo tra la nostra Religione e voi che seguite questo sito.

Come molte e molti di voi sapranno, il 19 luglio 2012 il Consiglio Regionale Veneto approvava una legge d’iniziativa popolare il cui scopo era favorire «l’informazione su temi etici» presso le strutture ospedaliere e sanitarie.
La legge era promossa dai nostri “amici” del Movimento Per La Vita (che molto spesso confondono la parola “vita” con i due momenti estremi di quella esperienza corporea che noi intendiamo come “vita”, ovvero il concepimento e la morte) e mira a garantire il presidio delle strutture sanitarie da parte di attivisti che si definiscono “ProLife”.
L’idea degli amici ProLife è semplice: pregare fuori dagli ospedali e dai consultori, spazi conquistati con lacrime e sangue nel passato, e mostrare immagini rivoltanti che nessuna persona assennata esporrebbe mai, spesso ritraenti feti tritati, bambini risucchiati da tubi, manine di neonati, feti in lacrime in compagnia della Madonna pure lei piangente.

Uno spettacolo aberrante, che ha il solo scopo di aumentare la già enorme sofferenza delle donne che decidono di ricorrere all’interruzione di gravidanza e che, de facto, non produce alcuna informazione sulle alternative all’aborto.

Parliamone: ma secondo gli amici ProLife, una donna o una famiglia che arrivano a optare per l’aborto non si sono già fatti delle domande su strade alternative?

E perché, visto che le strade alternative paiono stare così a cuore agli amici ProLife, questi non si fanno un bel giro per le scuole a promuovere la contraccezione, invece che pregare fuori dagli Ospedali, intimorendo medici non obiettori (una specie quasi estinta) e donne?

Domande che non hanno risposta.

Accade però che molto spesso gli specchi su cui si arrampicano gli estremisti religiosi, quelli che antepongono la loro morale ai diritti altrui, siano per altri appigli solidi.

Ma di questi appigli parleremo più avanti, ora è necessario puntualizzare una cosina.

Nel 2012-13, poco dopo l’entrata in vigore della Legge Regionale, fervevano le attività dei comitati a difesa della Legge 194.

Nel contesto del tentativo, da una parte, di distruggere diritti conquistati da donne coraggiose in passato e, dall’altra, di salvare questi diritti, accadde un fatto importante.
A Treviso, città fortemente cattolica, il 3 Marzo 2013 un gruppo di attiviste ed attivisti contestò una “preghiera” di “ProLife” fuori dall’Ospedale.
E come? Gettando prezzemolo contro i preganti.

Prezzemolo? Sì, prezzemolo. Tanto ma tanto tempo fa (fino al ’78, quando entrò in vigore la legge 194) , il decotto al prezzemolo (fatto con la radice e non con le foglie) veniva usato come abortivo grazie al suo potere intossicante che provocava la morte del feto e spesso gravi avvelenamenti, anche mortali, alle donne che lo utilizzavano.

Anche i ganci degli appendiabiti hanno avuto un discreto successo negli aborti clandestini, che hanno purtroppo il brutto vizio di avere un’altissima mortalità tra le donne.

Dicevamo, prezzemolo contro i preganti. Il prezzemolo non è pericoloso al contatto con la pelle, come sa chiunque, eppure il lancio di questa terribile arma ha stuzzicato le ire di qualcuno che ha sporto denuncia.

E, il 2 Novembre 2016, arriva la condanna per “violenza privata” a queste attiviste e questi attivisti che con coraggio cercavano di difendere un diritto sancito dalla Costituzione, quello di abortire in un contesto di controllo sanitario invece che in garage o nel tugurio di qualche fattucchiera.

Dico “con coraggio” perché, quel giorno, c’erano loro a difendere i diritti.
Loro e non tutta la società che, come spesso accade, ha dato per scontate un sacco di cose ed è finita per trovarsi nella folle situazione in cui siamo oggi, con fanatici religiosi che attaccano le strutture sanitarie.

Ed ora veniamo agli “appigli” di cui ho parlato sopra.

La legge regionale entrava in vigore il 27 luglio 2012, a firma del Presidente Luca Zaia, con le seguenti parole: «La Regione del Veneto promuove e garantisce nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie e nei consultori la diffusione e la divulgazione dell’informazione sui diritti dei cittadini con riferimento alle questioni etiche e della vita, riconoscendo a tutte le associazioni, di cui al comma 2, pari opportunità di comunicazione».

«Riconoscendo a tutte le associazioni […] pari opportunità di comunicazione»? È una cosa davvero fantastica! Grazie Presidente! Che gentile a riservare anche a noi Pastafariani (che siamo per Statuto un’ Associazione Religiosa) il diritto di pregare per divulgare ed informare sui diritti dei cittadini!

Visto che è la stessa Legge promulgata dai nostri preziosi amici “ProLife” a fornirci il mezzo tramite il quale combattere odio e pregiudizi, omofobia, intolleranza e integralismo, allora sfruttiamolo.
Non lasciamo soli questi esperti della condanna a pregare al gelo.
Facciamo loro compagnia.

Cominciamo dalle Istituzioni, che sono sempre i nostri primi interlocutori, poi passeremo al resto quando saranno obbligati a riconoscercene il diritto osservando le parole che loro stessi hanno scritto.

C’è un Tribunale che ha condannato chi si è schierato a difesa delle donne? Bene, andiamo a pregare sotto di esso: che si ravveda il Giudice, proprio lui che dovrebbe garantire la tutela dei cittadini. Che si ravveda, si perverta con noi. Forse anche il Giudice ha una morale e la antepone al suo dovere? È giusto pregare per far sì che cambi rotta, e navighi verso ciò per cui è pagato.

C’è un Municipio che tollera comportamenti che fomentano odio ed intolleranza? Preghiamo anche lì.
Lo dice la legge che si può pregare per i diritti, andiamo a farlo.

Ma noi, al contrario di altri, la Vita la vogliamo difendere anche tra i suoi estremi di nascita e morte. E vogliamo celebrarla, nella gioja del Prodigioso Spaghetto Volante che ci ha chiesto di essere coraggiosi contro soprusi e violenze e ponendo le nostre tematiche Etiche.

E le nostre tematiche “etiche” riguardano proprio la fruizione libera e senza vincoli dei nostri corpi, delle nostre libertà, dei nostri rapporti.

Vogliamo celebrare la Vita gioendo, bevendo, cantando, facendo l’amore e facendo il sesso senza che vengano a dirci che è sbagliato.
Vogliamo celebrare la Vita combattendo con coraggio contro chi sottomette, umilia e ferisce le persone nascondendosi dietro una morale che, quando fa comodo, è pronto a rigettare.

Vogliamo celebrare e difendere la Vita per mezzo dell’unione tra persone e culture diverse, ce lo dicono i nostri Otto Condimenti e quindi è etica.

Vogliamo essere vicini a chi soffre per colpa degli altri, vogliamo celebrare la Vita appropriandoci di spazi di libertà per noi e per chi vuole fruirne con noi.
Vogliamo celebrare e difendere la Vita essendo tolleranti con tutti tranne che con gli intolleranti.
Perché gli intolleranti hanno il brutto vizio di manifestarsi in pubblico nelle maniere più disgustose. Bruciando mobili in strada, esponendo frasi razziste, umiliando i deboli e gli indifesi.
Noi Pastafariani, forti delle parole con cui la nostra Pappessa Scialatiella Prima ci esorta ad essere coraggiosi pirati, vogliamo essere il cambiamento che desideriamo per il mondo. (link del discorso di insediamento della Pappessa a fine articolo)

E vi invitiamo ad operare questo cambiamento con noi.

Il 15 gennaio a Treviso, la neonata Pannocchia Pastafariana del Prodigiosicchio Trevigiano Tardivo ci chiama a partecipare ad una Teglia di Preghiera PRO-RIGHTS, per informare i cittadini sui temi etici Pastafariani in linea con quanto prescritto dalla Legge approvata da Zaia e dagli amici “ProLife”

Il mare in tempesta è l’ambiente ideale per i Pirati che vogliono mostrare il loro coraggio, e noi Pastafariani ne abbiamo da vendere.
Oggi, dopo queste deliranti condanne, la tempesta è più furiosa che mai.

I diritti vacillano, soffia il vento dell’indifferenza e dell’odio.

In questo vento, in questa burrasca di miseria, spieghiamo le vele ed arrembiamo tutto il mondo, nella gioja propria dei Pastafariani che indossano Scolapasta in modo da far uscire le brutte idee e trattenere quelle buone, e si bendano l’occhio stolto per osservare al meglio la realtà.

Venite ad arrembare i diritti con noi.

Non lasciamo solo chi si spende per tutti.

Sia Pasta la Sua Voluttà
Pasta La Vittoria

Pervertitevi!
RAmen

Capitan Paselli, Frescovo Autoreggente della Santa Città di Pastavium, Scardinale Tesoriere della Chiesa Pastafariana Italiana, il grande veliero dei Pirati e delle Piratesse coraggiose che costruiscono ogni giorno una società più giusta, equa, laica ed accogliente.

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